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19 febbraio 2019 - No Comments!

Corri la Milano Marathon con gli Amici del Trivulzio per sostenere gli anziani della nostra città

Se volete correre a fare del bene agli anziani della nostra città, l’occasione è di quelle imperdibili. Domenica 7 aprile si tiene la Milano Marathon. E chi volesse vincere la gara della solidarietà non deve fare altro che iscriversi alla staffetta a squadre con il pettorale degli Amici del Trivulzio e del Pio Albergo Trivulzio. Obiettivo? Non certo quello di tagliare il traguardo davanti a tutti. Ma quello ben più prezioso di sostenere due progetti a forte impatto sociale ideati dal comitato degli Amici.

  • "Adotta Un Nonno", che offre assistenza domiciliare agli anziani fragili, soli e bisognosi, che non possono accedere a forme di assistenza pubblica e privata.
  • "Digital Trivulzio": un programma di lezioni d'informatica rivolte agli anziani over 65 (aperto a tutti e non solo agli ospiti delle Rsa del Trivulzio) per formarli alla digitalizzazione e creare uno spazio di socializzazione e comunicazione.

Ma torniamo alla maratona solidale: si tratta di una corsa a staffetta a squadre composte da 4 persone, con un percorso - a tratte di circa 10 km ciascuna – per le strade del centro cittadino con partenza da Corso Venezia.

 

Per iscriversi e avere informazioni (anche sui benefit e gadget riservati ai concorrenti)  :

Per chi invece non se la sentisse di correre in strada, ma non volesse perdere l’occasione di vincere la gara della solidarietà è possibile sostenere i progetti di Amici del Trivulzio con una donazione, anche simbolica, attraverso la  piattaforma Rete del Dono a questo link

Gli Amici del Trivulzio saranno anche presenti al Marathon Charity Village ai Giardini Montanelli di Palestro con un proprio stand, dove potrete conoscere meglio le iniziative e i progetti promossi dal comitato.

A conclusione dell'evento si svolgerà un vero e proprio Gala per celebrare i protagonisti della Maratona e della raccolta fondi. Vi aspettiamo.

 

 

8 gennaio 2019 - No Comments!

Over 65 con la passione per il digital? Il Trivulzio ha quello che fa per voi

Hai più di 65 anni e il desiderio di imparare ad usare personal computer, e-mail e/o i social network? Quello che stai cercando ha già uno nome e un cognome: Digital Trivulzio, l’ormai rodato corso (per principianti e per chi ne sa un po’ di più) per i “nonni” ospiti della struttura e per gli esterni, pensato e organizzato dal comitato degli   Amici del Trivulzio Onlus in partnership con Informatici Senza Frontiere.

Dopo il successo delle sei precedenti edizioni, la nuova edizione ribattezzata Over 65 Digital avrà inizio giovedì 17 gennaio e si terrà ogni giovedì per 12 lezioni, dalle 16 alle 18 (corso base) e dalle 10 alle 13 (corso avanzato). Dove? in “Aula Digital” presso il Pio Albergo Trivulzio, via Trivulzio 15, Milano (MM1 Gambara). Per chi volesse informarsi di persona il giorno 10 è in programma un open day proprio presso l’aula digital.  

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La partecipazione prevede il versamento ad Amici del Trivulzio Onlus di un piccolo contributo (10 euro a lezione per il corso base e 15 euro a lezione per l’avanzato). Questi fondi sono destinati a sostenere i progetti a favore degli anziani e delle persone fragili degli Amici del Trivulzio. Si tratta di versamenti fiscalmente detraibili o deducibili nel rispetto delle previsioni di legge in materia: regolare attestazione del pagamento verrà rilasciata a ciascun partecipante.

 

Per ulteriori informazioni e iscrizioni è possibile:

  • chiamare la segreteria al numero 02.4029664 (tutti i giorni dalle 9:30 alle 13)
  • scrivere una email a: info@amicideltrivulzio.it
  • venire di persona all’Open Day di presentazione giovedì 10 gennaio dalle ore 10 presso l’Aula Digital del Pio Albergo Trivulzio (via Trivulzio 15, Milano, MM1 Gambara)

24 dicembre 2018 - No Comments!

Grana, riso & panettoni: un Natale di gusto al Trivulzio (grazie a Coop Lombardia)

In un Auditorium gremito di ospiti, parenti e dipendenti, il Pio Albergo Trivulzio - come è tradizione - ha festeggiato il Santo Natale con un concerto della Banda de I Martinitt, alla presenza di autorevoli personalità, il ministro degli Interni Matteo Salvini, la senatore Maria Cristina Cantù e l’assessore Regionale alle Politiche Sociali Stefano Bolognini, nonché tutto il Consiglio d’Indirizzo dell’Istituto. Nell’occasione sono stati portati i sentiti ringraziamenti al direttore generale dottor Claudio Sileo, che il 31 dicembre concluderà il proprio mandato al Trivulzio.

Applausi di ringraziamento, lacrime di commozione ma anche tanta gioia per esprimere l’apprezzamento all’intensa opera fatta dal direttore uscente.
La giornata è stata allietata prima dalle note della Banda de I Martinitt, con il maestro Fioroni commosso nel salutare il direttore Sileo e poi dal taglio del tradizionale panettone, offerto da COOP Lombardia, che da diversi anni è sempre presente a questo evento, regalando a tutto il personale dell’Istituto e ai suoi ospiti, il tradizionale dolce natalizio milanese. COOP ancora una volta ha voluto sottolineare l’importanza dei veri valori - quei valori in scatola, come recita il titolo della mostra in Triennale - che da 70 anni fanno di COOP una realtà importante del nostro Paese.

La stenna di Natale degli Amici del Trivulzio

La strenna di Natale degli Amici del Trivulzio

Per Amici del Trivulzio è stata l’occasione per raccogliere donazioni, grazie alle strenne natalizie realizzate con i prodotti ottenuti nelle terre del Trivulzio: “sGRANA gli occhi e fai un sorRISO per il Trivulzio” è lo slogan ideato dal presidente Marco Zanobio e disegnato direttamente dal direttore Claudio Sileo, con l’ausilio dell’ufficio comunicazione del Trivulzio.
“I prodotti del Trivulzio” ha sottolineato Zanobio “sono un simbolo della tradizione lombarda: riso e grana sulle nostre tavole per festeggiare il Natale e fare del bene per il Trivulzio”.

Al tavolo di Amici del Trivulzio si sono fermati sia il ministro Salvini sia l’assessore Bolognini, ai quali è stata omaggiata una strenna. Entrambi hanno dato un contributo di 50 euro per ringraziare l’attività di Amici, esprimendo apprezzamento per le iniziative svolte. Il presidente ha invitato il ministro a venire a trovare gli Amici, per meglio conoscere i progetti proposti.

Il presidente lo ha invitato a venire a trovare gli Amici, per meglio conoscere i progetti proposti. Dal palco, l’assessore Bolognini ha ricordato come in ogni occasione Amici del Trivulzio sia presente, dalle ricorrenze per i 250 dell’Istituto, ai 10 anni della Palestra Amputati o ancora alla Prima della Scala, che il presidente Zanobio ha portato al Trivulzio per consentire agli Ospiti di sentirsi parte viva della Città. Questa attiva presenza è testimonianza, ha ricordato Bolognini, dell’attenzione dell’associazione verso i bisogni e le fragilità, con uno spirito di portare innovazione nell’offerta di iniziative per gli ospiti e per la Città.
Si sta chiudendo un anno intenso di attività ed iniziative e il presidente Zanobio, nel ringraziare quanti - nel corso del 2018 - hanno condiviso il cammino di Amici del Trivulzio ha voluto sottolineare il ruolo fondamentale svolto da alcuni partners di Amici: “il mio pensiero e la mia gratitudine sono rivolti in particolar modo a COOP Lombardia, un partner eccezionale per Amici,  che ha  condiviso i nostri ideali e ci ha permesso di organizzare una bellissima Charity Dinner lo scorso giugno, nella piazzetta dell’Istituto. Oltre 200 ospiti hanno potuto apprezzare - sotto un cielo stellato - la cucina dello chef, altrettanto stellato, Davide Oldani, che ha saputo coniugare la cucina tradizionale con la sua genialità, grazie ai prodotti offerti da COOP. Stiamo già lavorando insieme a COOP alla cena 2019, perché diventi un momento solidale della nostra città”. “Ma ora festeggiamo il Natale, con grana, riso e una fetta di panettone! Grazie a tutti quanti sono al nostro fianco. Buon Natale dagli Amici del Trivulzio!”.

1 dicembre 2018 - No Comments!

La Prima della Scala? Venite a vederla al Pio Albergo Trivulzio

«Un giorno parlando con alcuni ospiti del Trivulzio, ho capito quanto fosse importante per loro poter partecipare alla vita e sentirsi parte della nostra città». È nata da questa riflessione del presidente degli Amici del Trivulzio, Marco Zanobio, l’arrivo dell’Attila verdiano fra i padiglioni del Pio Albergo. L’appuntamento è fissato alle 17 del 7 dicembre, presso l’Auditorium di via Trivulzio 15 (95 posti, ingresso gratuito). Un’ora più tardi, dopo un’introduzione all’opera di Verdi tenuta da un esperto, si alzerà il sipario sulla rappresentazione che aprirà la stagione lirica 2018/2019 della Scala. Per la prima volta infatti il Trivulzio è stato inserito nella lista dei quaranta luoghi della città della Prima Diffusa, l’iniziativa promossa da Edison e dal comune di Milano, che consente di assistere in diretta all’inaugurazione della Scala.

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Ma come si è arrivati, dall’intuizione di Zanobio, alla “messa in scena”?  «Per i nostri ospiti assistere alla prima poteva essere un modo per partecipare alla vita e sentirsi parte della città, così come Amici del Trivulzio ci siamo mossi - prima con la direzione dell’Istituto e poi con il comune di Milano ed il Teatro alla Scala - per ottenere che l’Auditorium del Pio Albergo Trivulzio potesse aprire le porte alla Prima Diffusa». Raggiunto l’obiettivo, Zanobio ricorda una felice coincidenza: il Pio Albergo e La Scala sono praticamente coetanei, «era il primo gennaio 1771 quando le porte del Trivulzio accoglievano i primi ospiti, era il 1778 quando il 3 agosto al Teatro alla Scala veniva rappresentata “L’Europa riconosciuta”».

In Auditorium ad assaporare l’opera verdiana diretta da Riccardo Chailly, con la regia di Davide Livermore saranno presenti anche alcuni Nonni adottati dagli Amici, ma l’attenzione per il teatro non si esaurirà con la visione dell’Attila.

Nel 2019 infatti gli Amici promuoveranno il progetto “Si apra il Sipario”, che con il supporto di attori professionisti consentirà agli ospiti del Trivulzio di diventare attori protagonisti di un’opera tutta loro. «Tornando al 7 dicembre», conclude Zanobio, «sono certo che sarà un grande momento di festa per tutto il Trivulzio, a chiusura di un anno ricco di avvenimenti in cui l’Istituto che ha visto Amici in prima linea nel contribuire alla loro realizzazione. Così come tutte le rappresentazioni teatrali si chiudono con un dopo-teatro, anche noi al Trivulzio in coda alla visione avremo la possibilità di gustare un tradizionale risotto alla milanese, cucinato con riso coltivato nelle terre del Trivulzio, un patrimonio che da 250 anni tramanda la grandezza del cuore di Milano».

18 novembre 2018 - No Comments!

Piera Bonelli: «La violenza di genere non ha età, l’ho imparato stando accanto a mio marito»

In occasione della Giornata mondiale contro la violenza di genere, il 22 novembre il Trivulzio ha organizzato il convegno “Non c’è età per la violenza sulle donne”. L’evento si terrà presso l’Auditorium Porta in via Trivulzio 15 a Milano, tre giorni prima della ricorrenza. Ma perché la Giornata si celebra proprio il 25 novembre? Questa data fu scelta in ricordo del brutale assassinio nel 1960 delle tre sorelle Mirabal considerate esempio di donne rivoluzionarie per l'impegno con cui tentarono di contrastare il regime di Rafael Leónidas Trujillo (1930-1961), il dittatore che tenne la Repubblica Dominicana nell'arretratezza e nel caos per oltre 30 anni. Il 25 novembre 1960, infatti, le sorelle Mirabal, mentre si recavano a far visita ai loro mariti in prigione, furono bloccate sulla strada da agenti del Servizio di informazione militare. Condotte in un luogo nascosto nelle vicinanze furono torturate, massacrate a colpi di bastone e strangolate, per poi essere gettate in un precipizio, a bordo della loro auto, per simulare un incidente.

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Un episodio crudissimo. Ma la violenza contro le donne, ma in generale contro soggetti fragili, può essere anche poco appariscente e talvolta anche inconsapevole. È proprio intorno a questa riflessione che incentrerà il suo intervento Piera Bonelli, vedova di un ospite della Rsa Bezzi e socia fondatrice degli Amici del Trivulzio. «Mio marito», racconta, «ha vissuto al Trivulzio dal 2006 al 2015, nell’ultimo anno e mezzo nel reparto dedicato agli stati vegetativi, aperto dopo il varo della legge regionale». È durante questi 9 anni che Piera ha imparato a conoscere e a prendere le misure «con quella violenza, spesso dettata dal troppo amore, con cui talvolta i familiari degli anziani e dei malati trattano i loro cari». Qualche esempio? «Spesso mi è capitato di vedere, e tuttora nelle vesti di volontaria vedo, figli che “obbligano” i genitori ricoverati ad alzarsi dal letto o ad alimentarsi anche quando loro non se la sentono. E lo fanno certamente con un moto di affetto, ma senza pensare alla fatica e al dolore fisico che spesso inducono in persone molto fragili. Anche questa è violenza ed è bene rendersene conto».

La Giornata internazionale e il convegno del 22 novembre possono costituire l’occasione per riflettere su questo tema, «tenendo sempre presente che stiamo parlando di situazioni familiari e momenti molto delicati». Dove si può cercare allora un supporto? «Al Trivulzio fortunatamente è attivo un servizio psicologico di grande qualità. Io credo che proprio nel confronto e incontro con il personale medico e infermieristico oltre che in quello con gli altri familiari si possa trovare il giusto equilibrio per non rinunciare a trasmettere affetto ai nostri cari, senza però farli troppo penare».

3 novembre 2018 - No Comments!

Liliana ed Emanuele: “La nostra indimenticabile serata alla Scala con Bolle e Verdi”

Lei si chiama Liliana, ha 89 anni. Voce squillante e lucidissima, da tre anni vive nella Rsa Bezzi 2A del Pio Albergo Trivulzio. “Sono venuta qui perché non volevo pesare su mio figlio. Ormai ha la sua famiglia: una moglie e due splendidi figli. Mi viene sempre a trovare, ma ha la sua vita”.

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Lui invece si chiama Emanuele. Dieci anni in meno di Liliana: 79. Ipovedente (“da un occhio non vedo più nulla, dall’altro solo le ombre”). Vive solo, (“non ho più nessuno, a parte una donna delle pulizie e una signora che viene a darmi una mano”) ed è un nonno “adottato” da Amici del Trivulzio, con la collaborazione della cooperativa Eureka!.emanuelelilianascala

Lei e lui, Liliana ed Emanuele lo scorso ottobre hanno fatto una cosa straordinaria per due vecchietti come loro: hanno passato un'intera serata alla Scala. Lei ha “partecipato” al balletto Histoire de Manon e dietro le quinte ha avuto modo di conoscere, grazie anche all’interessamento del presidente degli Amici del Trivulzio Marco Zanobio,  Roberto Bolle e la prima ballerina Zveltana Zacharova.  Lui insieme all’operatrice di Eureka! Gabriela Del Castillo ha assistito a un’opera verdiana: Ernani.

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“Mi è piaciuto tutto tantissimo, più che ballerini sembravano uccelli in volo. Tutti bravi bravissimi”, ricorda Liliana, “quella notte non sono riuscita a prendere sonno, e la mattina tutte le mie amiche sono venute intorno al mio letto per sapere come era andata. Ho raccontato tutto per filo e per segno. Un’emozione straordinaria. È stato bellissimo”

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E indelebile è anche il ricordo di Emanuele che ha seguito l’opera grazie anche ai suggerimenti in diretta di Gabriela (“nella pause gli raccontavo la successione dei personaggi che man mano erano entrati in scena”). “Fantastico, un’acustica perfetta, uno spettacolo indimenticabile. E poi per una sera mi sono sentito voluto bene da tutti. Non dimenticatevi mai che noi siamo soli, ma anche se siamo vecchi, abbiamo tante energie per andare avanti. Fuori forse sembriamo morti, ma dentro siamo vivi”. E ancora: “Di queste iniziative ce ne dovrebbero essere di più, non abbandonateci”. A leggere i resoconti giornalistici Ernani, che tornava alla Scala dopo 36 anni, è stata un’opera molto discussa. Emanuele i fischi però non gli ha sentiti: “Era la prima volta che andavo alla Scala, altro che contestazione, io ho sentito solo applausi. E poi che ci doveva essere da fischiare? Verdi non si discute: Ernani è un’opera che ti rimane impressa per sempre”.

Di certo rimarrà scolpita nella memoria di Emanuele, come in un angolo di quella di Liliana rimarranno le immagini volanti di Bolle e Zacharova. E certo è anche che gli Amici del Trivulzio, grazie al palco che la Regione mette a disposizione del Pio Albergo, continuerà ad accompagnare gli ospiti delle Rsa e i nonni di Adotta un nonno, nel tempio del teatro milanese. Per regalare a tutti loro una giornata indimenticabile.

Zanobio, che come abbiamo viasto ha accompagnato Emanuele fino al palco e che con una Liliana super emozionata ha incontrato le étoiles della Scala, ha chiosato “Regalare a Emanuele l’emozione di una serata alla Scala o a Liliana di farsi fotografare con Bolle, è stata la ciliegina sulla torta. Obiettivo di Amici del Trivulzio è proprio favorire l’interazione dei nostri Nonni con la città, organizzando la partecipazione a spettacoli teatrali, visite di musei, giri turistici per Milano: Amici si propone di rafforzare il legame della città con i suoi anziani. Torneremo presto alla Scala e non solo. Anche per questo, mi sto ripromettendo di sensibilizzare tutte le realtà culturali di Milano, per promuovere iniziative simili e così far conoscere l’attività di Amici del Trivulzio”

17 ottobre 2018 - No Comments!

Sagra Baggio: quest’anno ci sono anche gli Amici del Trivulzio

Tutto pronto per la tradizionale Sagra di Baggio, che quest’anno (19-21 ottobre) celebra la sua 390esima edizione. Da venerdì a domenica fra via delle Forze Armate, via Gianella, via Ceriani, piazza Anita Garibaldi, via Due Giugno, via Anselmo da Baggio e le strade limitrofe si terranno mostre, incontri, concerti, rappresentazioni teatrali, visite guidate, stand e bancarelle. Ma la vera novità dell’anno sarà la possibilità di effettuare screening gratuiti e altri check medici come controllo pressione arteriosa, spirometria, valutazione massa corporea e misurazione colesterolo e glicemia. Questo grazie anche al personale medico specializzato del Pio Albergo Trivulzio, che proprio in questa occasione avrà l’opportunità di presentare il ventaglio dei suoi servizi: dal Poliambulatorio al Pronto Trivulzio passando per le Residenze per anziani.

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A Baggio ci saranno anche gli Amici del Trivulzio. Saremo lieti di presentare sia i nostri progetti interni alla struttura sia le iniziative sul territorio. Con noi ci sarà anche la cooperativa Eureka!, che collabora sia con il Pat sia con gli Amici, che porterà in piazza i propri asinelli (proprio l’asinello è l’animale simbolo della Sagra). Fra l’altro l’asinello è utilizzato al Trivulzio nella terapia con l’anziano, per la sua innata docilità e per la capacità di suscitare nell’anziano stimoli e ricordi dei tempi passati.

8 ottobre 2018 - No Comments!

Il Trivulzio nella Grande Guerra

Nel centenario dalla fine della Prima Guerra Mondiale, l’ASP IMMeS e Pio Albergo Trivulzio presenta la mostra La Grande Guerra al Pio Albergo Trivulzio, un racconto per immagini degli anni in cui l’Istituto ha offerto il suo soccorso come ospedale militare.

La mostra rimarrà aperta da  sabato 13 ottobre a venerdì 30 novembre
Inaugurazione con aperitivo, venerdì 12 ottobre 2018 - Ore 18.00
Tutti i giorni, dalle ore 9.30 alle ore 19.30
presso il Pio Albergo Trivulzio
via Trivulzio, 15 - Milano

L’iniziativa, realizzata dal Museo Martinitt e Stelline, in collaborazione con Comitato Amici del Trivulzio Onlus, Auser Milano, Milano Attraverso e Associazione ex Martinitt e ex Stelline, nell’ambito della rassegna Novecento italiano e coinvolta nell’Anno europeo del patrimonio culturale 2018 dal Ministero per i beni culturali e le attività culturali, verrà presentata in anteprima venerdì 12 ottobre, a partire dalle ore 18.00. Dal palco dell’Auditorium G. Porta del Pio Albergo, interverranno Giuseppe Armocida, medico, docente di storia della medicina, Luigi Ferlin, Presidente di Auser Milano e Cristina Cenedella, responsabile degli archivi del Trivulzio, Martinitt e Stelline e del Museo Martinitt e Stelline.

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UNA GUERRA DI TRINCEA
Il 23 maggio 2015, il Regno d’Italia dichiara guerra all’Impero Austro-Ungarico, entrando così in quel conflitto che presto divenne la Prima Guerra Mondiale, prima per i tanti tristi primati che l’accompagnarono (per numero di nazioni coinvolte; per essere stata combattuta per terra, cielo, mari e perfino sotto i mari; per i molteplici fronti di combattimento, perfino in alta quota; per l’uso di nuove armi: carri armati, sottomarini, armi chimiche; per i bombardamenti aerei sulle città; per le ferite e le patologie riscontrate, e per molto altro ancora). Ma la Grande Guerra fu anche prima per l’uso di nuovi medicamenti, di nuovi alimenti e di nuovi mezzi di comunicazione. Fu sicuramente una guerra di posizione, di trincea, che coinvolse milioni di persone e che causò oltre 650 mila militari italiani morti, cui si vanno aggiunti oltre 1 milione di civili, deceduti per malattie (influenza spagnola) e malnutrizione e in misura assai ridotta per azioni belliche.
Neppure un mese dopo l’inizio del conflitto, anche il Pio Albergo Trivulzio entrò in guerra e divenne attore fondamentale nel sistema della sanità militare, affiancandosi quale ospedale militare di riserva alla complessa rete realizzata all’interno della città milanese che capillarmente con oltre 60 luoghi si trasformò in un complesso sistema ospedaliero, al fianco del principale ospedale militare, all’epoca collocato dove oggi sorge la sede dell’Universita’ Cattolica.

IL SISTEMA SANITARIO-MILITARE
La mostra è stata curata da Cristina Cenedella, che ha voluto presentare non solo gli accadimenti all’interno del Trivulzio, ma anche come la città e tutta la Nazione affrontarono il conflitto, che vide coinvolti in modo attivo il personale del Trivulzio e molti ex Martinitt, che andati al fronte mai più fecero ritorno a casa. “Il percorso è ampio e molto ben documentato”, sottolinea Marco Zanobio, che oltre ad essere presidente di Amici del Trivulzio, nella cui veste ha attivamente ha collaborato alla realizzazione dell’evento, è anche un appassionato di studi storico-medici: socio della Società Italiana di Storia della Medicina e dell’Accademia di Storia dell’Arte Sanitaria, è stato relatore in diversi convegni, trattando proprio di tematiche legate alla Grande Guerra e alla medicina militare. “Il visitatore” osserva Zanobio, “ potrà vedere, attraverso la ricca documentazione fotografica, come fosse organizzato all’epoca il sistema sanitario militare italiano”. “Medicina e Guerra costituirono sempre un connubio indissolubile anche se, dal punto di vista scientifico, i primi trattati di medicina militare sono alquanto recenti: nel Medioevo compaiono le prime opere di medicina militare, ma probabilmente il primo trattato è del 1606, un manoscritto del medico milanese Cesare Bergamio (Tryglosson per il regimento dell’universale conservatione della sanità dell’Esercito), conservato alla Biblioteca Ambrosiana, che tratta di medicina e igiene militare, destinato ai militari e al personale sanitario in servizio presso l’esercito”. “La Mostra consente di comprendere il ruolo di ospedale militare di riserva, che nel caso del Trivulzio accolse oltre 35.000 militari feriti, provenienti dai  diversi fronti. MIlano negli anni della Guerra accolse complessivamente circa 180.000 infermi: quindi ben si può comprendere il ruolo fondamentale svolto dal Trivulzio, che - inaugurato nel 1910 - costituiva l’ospedale più moderno e più all’avanguardia della città e forse non solo”.

Il Trivulzio ancora una volta diventa protagonista della storia milanese e non solo, grazie al fondamentale contributo offerto nella cura e assistenza ai militari feriti. La propria funzione andò oltre il 1918, infatti solo con il 1921 tutti i militari lasciarono il Trivulzio, consentendo così di ritornare alla propria originaria funzione. Nella mostra sono esposti per la prima volta al pubblico i registri sanitari dei militari feriti, con evidenza dei dati personali, delle informazioni di entrata in ed uscita dall’ospedale. Migliaia e migliaia di nomi, che nell’arco di 7 anni passarono per il Trivulzio.

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“Ho avuto modo di partecipare nella creazione della mostra, ritrovando nei documenti conservati presso le Civiche Raccolte Bertarelli al Castello Sforzesco alcune cartoline d’epoca, dove compare la facciata del Trivulzio con indicato Ospedale Chirurgico Militare e sul retro un timbro recante Ospedale Militare di Riserva - Baggina - Amministrazione. Questa immagine oggi è esposta nei pannelli della mostra”, segnala Zanobio. I pannelli passano in rassegna l’organizzazione non solo del Trivulzio ma dell’intero sistema sanitario militare; inoltre una sezione è dedicata al ruolo delle donne, che ebbero un ruolo determinante nella vita del sistema sanitario ma soprattutto economico del Paese: i militari erano al fronte, le donne lavoravano nelle fabbriche. Alcune immagini sono anche dedicate al ruolo degli animali, perché il trasporto - soprattutto in quota (pensiamo al fronte della Guerra Bianca) - avveniva grazie a muli, cani, asinelli e via dicendo. La mostra infine dedica ampio spazio la sacrificio che i Martinitt offrirono alla Patria: nella lapide commemorativa posta nell’edificio di via Pitteri sono riportati i nomi di quanti caddero al fronte. Per ogni militare è stata predisposta una scheda biografica, resa possibile grazie alla scrupolosa ricerca condotta negli archivi del Museo dei Martinitt, dai suoi curatori e dai molti volontari che vi hanno collaborato. Fra questi spicca sicuramente la medaglia d’oro al valor militare, Roberto Cozzi, cui la città di Milano ha dedicato una via e alla cui memoria è intitolata la piscina, realizzata negli anni Trenta del secolo scorso, per lo svolgimento dei campionati littoriali di nuoto.

 

IL MAGGIORE FRA GLI OSPEDALI MILITARI DI RISERVA
Un documento che testimonia l’importanza del Pio Albergo Trivulzio durante gli anni della prima guerra mondiale è un articolo intitolato “Ospedali militari di riserva-nella Città di Milano una storia di eccellenza e umanità durante la Grande Guerra” pubblicato su l bollettino Omc e Omi 3/2011 luglio-settembre (il foglio dell’ Ordine provinciale dei medici chirurghi e degli odontoiatri di Milano) a firma di Dario Cova e Ugo Garbarini. Il documento è stato “scoperto” da  Zanobio.

Ma come raccontano il Trivulzio Cova e Garbarini? Come detto siamo nel maggio del 1915 e l’esercito italiano e quello austriaco si stanno battendo sul fronte che va dallo Stelvio al mare. A Milano il centro medico più importante è l’Ospedale Militare Principale, situato in largo Gemelli dove oggi sorge la sede principale dell’università Cattolica. A supporto di quella struttura in tutta la città vengono attrezzati gli Ospedali Militari di Riserve, il maggiore dei quali è proprio quello della Baggina). Scrivono i due autori: “L’autorità militare richiese la disponibilità del vasto complesso assistenziale per anziani e malati cronici denominato Pio Albergo Trivulzio (popolarmente definito “Baggina”) sollecitando il trasferimento dei suoi ospiti, i “Vecchioni”, nella sede di Porta Vittoria dell’Orfanotrofio maschile dei “Martinitt”, a loro volta sistemati nella casa di campagna di Canzo, in Brianza. Ma se il trasloco dei ricoverati anziani e autosufficienti era fattibile, più difficoltoso si presentava lo sgombero del Cronicario, dove erano assistiti per conto del Comune di Milano, oltre 800 malati inguaribili. A tale proposito si svolsero amichevoli trattative fra l’Autorità militare, le rappresentanze del Comune di Milano e della Pia Amministrazione che si conclusero con un accordo vantaggioso per entrambe le parti. Il Cronicario rimaneva nelle sue originarie strutture (edificio a sinistra entrando) lasciando libero l’edificio sulla destra (Ospizio dei sani) per l’allestimento di uno spazioso ospedale militare chirurgico di riserva, in grado di far fronte ad ogni possibile emergenza bellica, come poi avvenne. Il complesso residenziale, che aveva allora solo cinque anni di vita, era quanto di meglio poteva offrire la città di Milano: edifici moderni e funzionali, spaziosi e ben ventilati, con buona esposizione solare, strutture già attrezzate con impianti di base, che potevano, con appropriati adattamenti, essere utilizzati per le nuove esigenze medico-militari. Tre mesi dopo la sua istituzione per le drammatiche esigenze di guerra e le sopravvenute epidemie di colera, venne istituita una sezione contumaciale, portando a 1240 i posti letto normalmente disponibili. L’Ospedale funzionò sempre al gran completo, con la costante presenza di feriti gravi barellati: dal 22 agosto 1915 al 31 maggio 1921 i militari ricoverati furono ben 35.463 con un totale di 1.186.751 giornate di presenza.

Nel complesso i feriti ricoverati in chirurgia furono 19.463, dei quali 645 ufficiali, 16.909 di truppa e 2092 prigionieri di guerra. Da rilevare la percentuale estremamente bassa di decessi ove si consideri il numero e la gravità dei feriti: lasciarono la vita 4 ufficiali, 321 soldati e graduati e 98 prigionieri. La Città di Milano, con le sue strutture civili “militarizzate” e le Istituzioni sanitarie d’avanguardia, ebbe un ruolo di primo piano in quell’immane conflitto: un contributo, poco conosciuto, di eccellenza e umanità che è giusto ricordare. Nel giugno del 1918 le operazioni belliche sul fronte italiano furono caratterizzate dall’ultimo grande attacco austriaco dal significativo e minaccioso nome di “Operazione Radetzki”. Dopo sei giorni di inutile lotta gli austriaci abbandonarono il terreno e come disse Ludendorff “Per la prima volta avemmo la sensazione della nostra sconfitta.” Di lì a qualche mese Vittorio Veneto, la Vittoria!”.

IL MONUMENTO IN ONORE DEI MARTINITT
“Cento anni dopo la fine della Grande Guerra, arricchiamo le diverse celebrazioni dedicate a questa ricorrenza, condividendo il contributo offerto dal Pio Albergo Trivulzio in quel periodo, a sostegno dei militari feriti”. conclude Claudio Sileo, direttore Generale ASP IMMeS e Pio Albergo Trivulzio, “una testimonianza particolarmente importante perché per la prima volta viene data la possibilità al pubblico di conoscere questo tassello della storia di assistenza del nostro Istituto. Il prossimo 4 novembre coinvolgeremo anche i centenari ricoverati nelle nostre Residenze, daremo loro una medaglia per ricordare i cento e più anni di storia che hanno vissuto in prima persona. A ricordo dei dipendenti e degli orfani Martinitt coinvolti dal conflitto, inoltre, inaugureremo un monumento e una targa in loro onore.


  • La foto di apertura è tratta dal bollettino dell’Ordine dei Medici di Milano su concessione della Civica Raccolta delle Stampe Achille Bertarelli - Castello Sforzesco - Milano
  • L'immagine del timbro è tratta da una cartolina conservata presso la Civica Raccolta delle Stampe Achille Bertarelli - Castello Sforzesco - Milano

25 settembre 2018 - No Comments!

Palestra amputati: dieci anni di eccellenza al Trivulzio

Prime candeline a doppia cifra per la palestra amputati del Pio Albergo Trivulzio. Era il 18 agosto 2008 quando per la prima volta si misero al lavoro due terapisti. Dieci anni che meritano di essere festeggiati (appuntamento alle ore 10 in via Trivulzio 15 sabato 29 settembre per l'open day).

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Due lustri dunque in cui nei locali della palestra sono stati ricoverati circa 80 pazienti l'anno in cure intermedie della durata di 60-90 giorni. A questi si aggiungono i circa 60 ricoveri l'anno in modalità semiresidenziale e 520 pazienti che nell'arco dei 12 mesi frequentano il centro 1-2 volte per controlli e riparazione protesi. Altri numeri: solo nel 2017 sono stati compilati 520 modelli on line per la prescrizione protesi e ausili, per un totale di 2764 nel decennio con una minima percentuale al di fuori della palestra amputati.

Ma i numeri non possono dire tutto del valore di questa esperienza. Conviene allora riavvolgere il nastro e tornare per un momento agli anni 90.

La palestra è nata dall’esigenza di seguire con maggiore attenzione e competenza un aspetto della riabilitazione alloora poco conosciuto sia da parte dei fisiatri, sia da parte dei fisioterapisti:  il problema si poneva non in termini puramente riabilitativi ma in ragione della quasi totale incompetenza dell’aspetto tecnico ortopedico delle protesi.

"Fino agli anni 90 tutti noi di fronte al problema della protesizzazione inviavamo i pazienti al centro Inail  di Budrio", testimoniano gli operatori del Trivulzio, "ma il nostro problema rimaneva quello di dare speranza di una vita normale al paziente anziano amputato, una classe di età che a Budrio era un po' lasciata in secondo piano".

Così "nel 2007 abbiamo iniziato a raccogliere dati sull’affluenza degli amputati presso le nostre degenze riabilitative e ci siamo accorti che patologie vascolari e complicanze di diabete causavano una sempre crescente popolazione di anziani amputati". Un anno dopo ha aperto la palestra. Che h avuto ben presto "successo" anche grazie al lavoro di divulgazione presso i grandi ospedali di Milano e provincia  portato avanti in particolare dal dottor Pierluigi Rossi e dalla fisioterapista Mariagrazia Delmatti

Nel 2010 si è reso necessario integrare il personale con un terzo fisioterapista

Da circa tre anni poi il  centro ha acquisito una notevole evidenza in ambito regionale: hanno iniziato ad affluire molti pazienti in giovane età , vittime di incidenti stradali, molti giovani hanno lasciato il centro di Budrio per venire al Trivulzio. Oggi ci sono pazienti che ci giungono a Milano anche da fuori regione: Piemonte, Toscana, Veneto, Basilicata e Campania. Anche perché la palestra  è dotata dei più importanti strumenti di diagnostica e collabora da tempo (circa quattro anni) con il vulnologo del calibro di Guido Collodo che affianca la struttura  nel progetto per la cura delle lesioni del piede diabetico e la medicazione e cura delle ferite chirurgiche a lenta cicatrizzazione.

 

14 settembre 2018 - No Comments!

Gli Amici del Trivulzio a Merate. Ecco come è andata

Lo scorso 8 settembre è stata giornata ricca di eventi, emozioni e ricordi in quel di Merate e Montevecchia, dove il Pio Albergo Trivulzio ha voluto festeggiare tre grandi anniversari: a chiusura delle celebrazioni per i 250 anni dalla morte del Principe Trivulzio, sono stati infatti ricordati sia i 50 anni dalla nascita dell’Istituto Frisia, voluto dal benefattore Filippo Frisia sia i 300 anni dalla nascita di Maria Gaetana Agnesi, grande matematica ma anche benefattrice e soprattutto prima direttrice del Pio Luogo Trivulzio a fine Settecento.

Trivulzio, Agnesi e Frisia sono così accomunati da quell’unico filone filantropico, che caratterizza l’animus generoso del lombardo, sempre pronto all’accoglienza e all’aiuto delle persone bisognose e che ha trovato terreno fecondo a Merate dove nel 1968 è sorta grazie al benefattore Filippo Frisia una casa per l’assistenza ad anziani, invalidi e inabili.

Durante la mattina, a Merate, dopo il saluto del direttore generale del Trivulzio, dottor Claudio Sileo, si sono succedute le autorità locali (ricordiamo, fra gli altri, il sindaco di Merate Andrea Massironi, l’assessore alla cultura Federica Gargantini, il direttore generale dell’ATS Monza e Brianza Massimo Giupponi), e quelle regionali, con l’assessore alle politiche sociali Stefano Bolognini, che hanno presentato il ruolo e l’importanza dell’Istituto Frisia sul territorio, nonché la storia e la lungimiranza che questo luogo ha avuto nel cogliere i bisogni degli ospiti e nel rispondere in modo concreto ed adeguato all’evolversi delle esigenze della popolazione anziana.

L’assessore Bolognini ha ringraziato tutti quanti al Trivulzio e al Frisia prestano servizio e assistenza in modo esemplare a chi ne ha bisogno, ricordando altresì il ruolo di Amici del Trivulzio, per l’occasione rappresentata dal presidente Marco Zanobio.

La mattina si è conclusa con l’intervento dell’avv. Alberto Frisia, uno dei figli del filantropo Filippo Frisia, che ha ricordato la figura paterna e ha ripercorso – insieme al fratello Francesco – le origini dell’Istituto, anche attraverso aneddoti e curiosità sulla vita familiare.

L’evento è stato accompagnato da brani musicali suonati dalla storica Banda dei Martinitt, che ha percorso le vie della città fino alla casa comunale, dove dopo i discorsi è stata inaugurata una mostra iconografica, che racconta la storia della Famiglia Trivulzio, del Pio Albergo Trivulzio, di Maria Gaetana Agnesi, della Famiglia Frisia e dell’Istituto, nonché di Amici del Trivulzio e dei suoi progetti.

Il Presidente di Amici del Trivulzio ha avuto modo di ripercorrere insieme ad Alberto e Francesco Frisia e ad alcuni aneddoti raccontati con affetto sulla figura  paterna, la nascita dell’Istituto, dall’inaugurazione alla presenza del senatore Giovanni Spagnolli (ministro nei governi Moro e Leone, nonché Presidente del Senato) ai primi anni di vita dell’Istituto sotto la guida del primo direttore sanitario, dott. Enrico Bareggi (scomparso tre anni or sono; era presente però alla cerimonia, la figlia Maria Luisa). In vista della giornata dedicata al Frisia, Marco Zanobio ha avuto modo di acquisire notizie sull’Istituto sia dal dott. Sergio Ghidinelli sia dal dott. Elia Messa, che sono stati direttori sanitari e che ancora oggi ricordano con emozione l’opera prestata al Frisia.

Il Presidente di Amici del Trivulzio ha colto infine l’occasione per presentare all’Amministrazione Comunale di Merate il progetto Digital Trivulzio, già attivo all’interno del Pio Albergo Trivulzio, con la realizzazione di un’aula digitale dove tenere corsi di informatica per gli anziani, aprendo così la possibilità di replicare l’iniziativa anche nel Comune di Merate, coinvolgendo le associazioni e gli istituti scolastici locali, in modo da avvicinare la popolazione anziana ai nuovi strumenti informatici, in un più ampio progetto di alternanza scuola-lavoro.

La mattina è trascorsa velocemente, prima di trasferirsi presso l’Istituto Frisia, dove la Banda dei Martinitt ha allietato gli anziani ospiti con un concerto nel grande parco dell’Istituto, che ha visto l’attiva partecipazione di alcuni anziani, che hanno accompagnato - sotto la guida degli animatori - con il proprio canto la performance musicale. Gli ospiti, emozionati dalla presenza della Banda, hanno ringraziato per l’affetto dimostrato da tutti, auspicando che presto possa essere replicato un nuovo evento musicale. Il direttore generale dott Sileo, unitamente all’assessore regionale Bolognini e all’assessore Gargantini hanno voluto ricordare la figura di Filippo Frisia e rinnovare il grazie agli eredi del grande filantropo, che sono stati presenti insieme ai propri nipoti e bis-nipoti, che per la prima volta sono entrati nei palazzi, realizzati dal proprio avo in omaggio ai propri genitori Giuseppina e Costantino ed alla sorella Anita.

Il pomeriggio si è concluso a Montevecchia, dove nella piazza su cui si affaccia l’avita casa di Maria Gaetana Agnesi, si è tenuto un concerto della Banda dei Martinitt, con un repertorio vario di trasposizioni per banda do grandi classici, sotto la guida del Maestro Michele Fioroni. Dopo l’apertura con l’Inno di Mameli, si sono susseguiti brani di Monteverdi, di Handel, di Beethoven e di Vivaldi. Il prossimo concerto sarà nella storica Casa Verdi, la più grande opera mai realizzata, come disse il grande compositore, a Milano il 13 settembre.

A chiusura della giornata, la visita del palazzo Agnesi, oggi dimora privata, dove la matematica Maria Gaetana Agnesi ha vissuto e dove ancora oggi si possono ammirare alcuni antichi arredi, oltre ai luoghi ed alla camera dove era solita dormire e il grandioso giardino, proprio a ridosso del santuario dedicato a san Giovanni Battista, sul culmine di Montevecchia, a dominio dell’intera zona.