19 Ottobre 2017 - No Comments!

Piera Bonelli

Nata a Milano  nel 1954, Piera Bonelli è tra i soci fondatori degli Amici del Trivulzio Onlus. È laureata in Scienze Biologiche e ha insegnato nelle scuole medie inferiori pubbliche e parificate. Il suo coinvolgimento negli Amici del Trivulzio nasce da una profonda motivazione personale.

“Mio marito è stato ricoverato al Pio Albergo Trivulzio nella primavera del 2005”, racconta Piera. “Qualche mese prima aveva subito un arresto cardiaco a seguito di una fibrillazione ventricolare ce aveva causato una mancanza di ossigeno al cervello per ben 45 minuti. L’esito fu devastante. Malgrado sei mesi trascorsi in riabilitazione in Provincia di Lecco, il suo stato non permetteva un rientro a casa. Non parlava più, non si muoveva e non poteva nutrirsi se non artificialmente”

Il marito di Piera viene accolto così dal Pio Albergo Trivulzio, inizialmente in un reparto di riabilitazione e successivamente all’interno dell’RSA.

“È così che è iniziata la nostra esperienza con il Trivulzio. Nel 2009 la Regione Lombardia ha creato i Centri per i pazienti in stato vegetativo e di minima coscienza, e mio marito è stato il primo ospite del Trivulzio a farne parte. Nel 2013 il reparto è stato trasferito nella nuova struttura di Viale Bezzi.  Il Trivulzio è stato per lui e per noi che gli siamo stati accanto un po’ come la nostra casa. La sua camera era accogliente, con quadri e fotografie alle pareti. E fiori, proprio come nel soggiorno della nostra casa. Ogni giorno venivano a trovarci degli amici, magari per una merenda. E tutto questo è stato possibile grazie all’ambiente sereno che circondava, nel reparto e nei saloni della struttura”.

Per Piera il Trivulzio non è stato solo un luogo di cura, ma “un luogo dove condividere con la famiglia il tempo, i momento di dolore ma anche di gioia, sempre in tranquillità perché sapevamo di essere in buone mani”.

“Il personale, dai medici agli infermieri fino agli operatori, ci ha sempre curato con grande professionalità e umanità. E se dico questo è perché dove c’era una cura per mio marito, di riflesso c’era una cura anche per me, che potevo andare via tranquilla ogni sera sapendo che non sarebbe mai stato trascurato”.

Quando è nato il Comitato Amici del Trivulzio, abbiamo chiesto a Piera di entrare a far parte della nostra associazione: “Mi sono sentita molto lusingata. Partecipando ai progetti degli Amici del Trivulzio e delle iniziative a sostegno delle attività dell’istituto, sento di poter dare un senso all’esperienza che ho vissuta a fianco di mio marito, trasformandola in qualcosa di positivo per chi è ricoverato in questa struttura”.

 

Published by: Stefano Arduini in Storie

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