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8 Ottobre 2018 - No Comments!

Il Trivulzio nella Grande Guerra

Nel centenario dalla fine della Prima Guerra Mondiale, l’ASP IMMeS e Pio Albergo Trivulzio presenta la mostra La Grande Guerra al Pio Albergo Trivulzio, un racconto per immagini degli anni in cui l’Istituto ha offerto il suo soccorso come ospedale militare.

La mostra rimarrà aperta da  sabato 13 ottobre a venerdì 30 novembre
Inaugurazione con aperitivo, venerdì 12 ottobre 2018 - Ore 18.00
Tutti i giorni, dalle ore 9.30 alle ore 19.30
presso il Pio Albergo Trivulzio
via Trivulzio, 15 - Milano

L’iniziativa, realizzata dal Museo Martinitt e Stelline, in collaborazione con Comitato Amici del Trivulzio Onlus, Auser Milano, Milano Attraverso e Associazione ex Martinitt e ex Stelline, nell’ambito della rassegna Novecento italiano e coinvolta nell’Anno europeo del patrimonio culturale 2018 dal Ministero per i beni culturali e le attività culturali, verrà presentata in anteprima venerdì 12 ottobre, a partire dalle ore 18.00. Dal palco dell’Auditorium G. Porta del Pio Albergo, interverranno Giuseppe Armocida, medico, docente di storia della medicina, Luigi Ferlin, Presidente di Auser Milano e Cristina Cenedella, responsabile degli archivi del Trivulzio, Martinitt e Stelline e del Museo Martinitt e Stelline.

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UNA GUERRA DI TRINCEA
Il 23 maggio 2015, il Regno d’Italia dichiara guerra all’Impero Austro-Ungarico, entrando così in quel conflitto che presto divenne la Prima Guerra Mondiale, prima per i tanti tristi primati che l’accompagnarono (per numero di nazioni coinvolte; per essere stata combattuta per terra, cielo, mari e perfino sotto i mari; per i molteplici fronti di combattimento, perfino in alta quota; per l’uso di nuove armi: carri armati, sottomarini, armi chimiche; per i bombardamenti aerei sulle città; per le ferite e le patologie riscontrate, e per molto altro ancora). Ma la Grande Guerra fu anche prima per l’uso di nuovi medicamenti, di nuovi alimenti e di nuovi mezzi di comunicazione. Fu sicuramente una guerra di posizione, di trincea, che coinvolse milioni di persone e che causò oltre 650 mila militari italiani morti, cui si vanno aggiunti oltre 1 milione di civili, deceduti per malattie (influenza spagnola) e malnutrizione e in misura assai ridotta per azioni belliche.
Neppure un mese dopo l’inizio del conflitto, anche il Pio Albergo Trivulzio entrò in guerra e divenne attore fondamentale nel sistema della sanità militare, affiancandosi quale ospedale militare di riserva alla complessa rete realizzata all’interno della città milanese che capillarmente con oltre 60 luoghi si trasformò in un complesso sistema ospedaliero, al fianco del principale ospedale militare, all’epoca collocato dove oggi sorge la sede dell’Universita’ Cattolica.

IL SISTEMA SANITARIO-MILITARE
La mostra è stata curata da Cristina Cenedella, che ha voluto presentare non solo gli accadimenti all’interno del Trivulzio, ma anche come la città e tutta la Nazione affrontarono il conflitto, che vide coinvolti in modo attivo il personale del Trivulzio e molti ex Martinitt, che andati al fronte mai più fecero ritorno a casa. “Il percorso è ampio e molto ben documentato”, sottolinea Marco Zanobio, che oltre ad essere presidente di Amici del Trivulzio, nella cui veste ha attivamente ha collaborato alla realizzazione dell’evento, è anche un appassionato di studi storico-medici: socio della Società Italiana di Storia della Medicina e dell’Accademia di Storia dell’Arte Sanitaria, è stato relatore in diversi convegni, trattando proprio di tematiche legate alla Grande Guerra e alla medicina militare. “Il visitatore” osserva Zanobio, “ potrà vedere, attraverso la ricca documentazione fotografica, come fosse organizzato all’epoca il sistema sanitario militare italiano”. “Medicina e Guerra costituirono sempre un connubio indissolubile anche se, dal punto di vista scientifico, i primi trattati di medicina militare sono alquanto recenti: nel Medioevo compaiono le prime opere di medicina militare, ma probabilmente il primo trattato è del 1606, un manoscritto del medico milanese Cesare Bergamio (Tryglosson per il regimento dell’universale conservatione della sanità dell’Esercito), conservato alla Biblioteca Ambrosiana, che tratta di medicina e igiene militare, destinato ai militari e al personale sanitario in servizio presso l’esercito”. “La Mostra consente di comprendere il ruolo di ospedale militare di riserva, che nel caso del Trivulzio accolse oltre 35.000 militari feriti, provenienti dai  diversi fronti. MIlano negli anni della Guerra accolse complessivamente circa 180.000 infermi: quindi ben si può comprendere il ruolo fondamentale svolto dal Trivulzio, che - inaugurato nel 1910 - costituiva l’ospedale più moderno e più all’avanguardia della città e forse non solo”.

Il Trivulzio ancora una volta diventa protagonista della storia milanese e non solo, grazie al fondamentale contributo offerto nella cura e assistenza ai militari feriti. La propria funzione andò oltre il 1918, infatti solo con il 1921 tutti i militari lasciarono il Trivulzio, consentendo così di ritornare alla propria originaria funzione. Nella mostra sono esposti per la prima volta al pubblico i registri sanitari dei militari feriti, con evidenza dei dati personali, delle informazioni di entrata in ed uscita dall’ospedale. Migliaia e migliaia di nomi, che nell’arco di 7 anni passarono per il Trivulzio.

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“Ho avuto modo di partecipare nella creazione della mostra, ritrovando nei documenti conservati presso le Civiche Raccolte Bertarelli al Castello Sforzesco alcune cartoline d’epoca, dove compare la facciata del Trivulzio con indicato Ospedale Chirurgico Militare e sul retro un timbro recante Ospedale Militare di Riserva - Baggina - Amministrazione. Questa immagine oggi è esposta nei pannelli della mostra”, segnala Zanobio. I pannelli passano in rassegna l’organizzazione non solo del Trivulzio ma dell’intero sistema sanitario militare; inoltre una sezione è dedicata al ruolo delle donne, che ebbero un ruolo determinante nella vita del sistema sanitario ma soprattutto economico del Paese: i militari erano al fronte, le donne lavoravano nelle fabbriche. Alcune immagini sono anche dedicate al ruolo degli animali, perché il trasporto - soprattutto in quota (pensiamo al fronte della Guerra Bianca) - avveniva grazie a muli, cani, asinelli e via dicendo. La mostra infine dedica ampio spazio la sacrificio che i Martinitt offrirono alla Patria: nella lapide commemorativa posta nell’edificio di via Pitteri sono riportati i nomi di quanti caddero al fronte. Per ogni militare è stata predisposta una scheda biografica, resa possibile grazie alla scrupolosa ricerca condotta negli archivi del Museo dei Martinitt, dai suoi curatori e dai molti volontari che vi hanno collaborato. Fra questi spicca sicuramente la medaglia d’oro al valor militare, Roberto Cozzi, cui la città di Milano ha dedicato una via e alla cui memoria è intitolata la piscina, realizzata negli anni Trenta del secolo scorso, per lo svolgimento dei campionati littoriali di nuoto.

 

IL MAGGIORE FRA GLI OSPEDALI MILITARI DI RISERVA
Un documento che testimonia l’importanza del Pio Albergo Trivulzio durante gli anni della prima guerra mondiale è un articolo intitolato “Ospedali militari di riserva-nella Città di Milano una storia di eccellenza e umanità durante la Grande Guerra” pubblicato su l bollettino Omc e Omi 3/2011 luglio-settembre (il foglio dell’ Ordine provinciale dei medici chirurghi e degli odontoiatri di Milano) a firma di Dario Cova e Ugo Garbarini. Il documento è stato “scoperto” da  Zanobio.

Ma come raccontano il Trivulzio Cova e Garbarini? Come detto siamo nel maggio del 1915 e l’esercito italiano e quello austriaco si stanno battendo sul fronte che va dallo Stelvio al mare. A Milano il centro medico più importante è l’Ospedale Militare Principale, situato in largo Gemelli dove oggi sorge la sede principale dell’università Cattolica. A supporto di quella struttura in tutta la città vengono attrezzati gli Ospedali Militari di Riserve, il maggiore dei quali è proprio quello della Baggina). Scrivono i due autori: “L’autorità militare richiese la disponibilità del vasto complesso assistenziale per anziani e malati cronici denominato Pio Albergo Trivulzio (popolarmente definito “Baggina”) sollecitando il trasferimento dei suoi ospiti, i “Vecchioni”, nella sede di Porta Vittoria dell’Orfanotrofio maschile dei “Martinitt”, a loro volta sistemati nella casa di campagna di Canzo, in Brianza. Ma se il trasloco dei ricoverati anziani e autosufficienti era fattibile, più difficoltoso si presentava lo sgombero del Cronicario, dove erano assistiti per conto del Comune di Milano, oltre 800 malati inguaribili. A tale proposito si svolsero amichevoli trattative fra l’Autorità militare, le rappresentanze del Comune di Milano e della Pia Amministrazione che si conclusero con un accordo vantaggioso per entrambe le parti. Il Cronicario rimaneva nelle sue originarie strutture (edificio a sinistra entrando) lasciando libero l’edificio sulla destra (Ospizio dei sani) per l’allestimento di uno spazioso ospedale militare chirurgico di riserva, in grado di far fronte ad ogni possibile emergenza bellica, come poi avvenne. Il complesso residenziale, che aveva allora solo cinque anni di vita, era quanto di meglio poteva offrire la città di Milano: edifici moderni e funzionali, spaziosi e ben ventilati, con buona esposizione solare, strutture già attrezzate con impianti di base, che potevano, con appropriati adattamenti, essere utilizzati per le nuove esigenze medico-militari. Tre mesi dopo la sua istituzione per le drammatiche esigenze di guerra e le sopravvenute epidemie di colera, venne istituita una sezione contumaciale, portando a 1240 i posti letto normalmente disponibili. L’Ospedale funzionò sempre al gran completo, con la costante presenza di feriti gravi barellati: dal 22 agosto 1915 al 31 maggio 1921 i militari ricoverati furono ben 35.463 con un totale di 1.186.751 giornate di presenza.

Nel complesso i feriti ricoverati in chirurgia furono 19.463, dei quali 645 ufficiali, 16.909 di truppa e 2092 prigionieri di guerra. Da rilevare la percentuale estremamente bassa di decessi ove si consideri il numero e la gravità dei feriti: lasciarono la vita 4 ufficiali, 321 soldati e graduati e 98 prigionieri. La Città di Milano, con le sue strutture civili “militarizzate” e le Istituzioni sanitarie d’avanguardia, ebbe un ruolo di primo piano in quell’immane conflitto: un contributo, poco conosciuto, di eccellenza e umanità che è giusto ricordare. Nel giugno del 1918 le operazioni belliche sul fronte italiano furono caratterizzate dall’ultimo grande attacco austriaco dal significativo e minaccioso nome di “Operazione Radetzki”. Dopo sei giorni di inutile lotta gli austriaci abbandonarono il terreno e come disse Ludendorff “Per la prima volta avemmo la sensazione della nostra sconfitta.” Di lì a qualche mese Vittorio Veneto, la Vittoria!”.

IL MONUMENTO IN ONORE DEI MARTINITT
“Cento anni dopo la fine della Grande Guerra, arricchiamo le diverse celebrazioni dedicate a questa ricorrenza, condividendo il contributo offerto dal Pio Albergo Trivulzio in quel periodo, a sostegno dei militari feriti”. conclude Claudio Sileo, direttore Generale ASP IMMeS e Pio Albergo Trivulzio, “una testimonianza particolarmente importante perché per la prima volta viene data la possibilità al pubblico di conoscere questo tassello della storia di assistenza del nostro Istituto. Il prossimo 4 novembre coinvolgeremo anche i centenari ricoverati nelle nostre Residenze, daremo loro una medaglia per ricordare i cento e più anni di storia che hanno vissuto in prima persona. A ricordo dei dipendenti e degli orfani Martinitt coinvolti dal conflitto, inoltre, inaugureremo un monumento e una targa in loro onore.


  • La foto di apertura è tratta dal bollettino dell’Ordine dei Medici di Milano su concessione della Civica Raccolta delle Stampe Achille Bertarelli - Castello Sforzesco - Milano
  • L'immagine del timbro è tratta da una cartolina conservata presso la Civica Raccolta delle Stampe Achille Bertarelli - Castello Sforzesco - Milano

25 Settembre 2018 - No Comments!

Palestra amputati: dieci anni di eccellenza al Trivulzio

Prime candeline a doppia cifra per la palestra amputati del Pio Albergo Trivulzio. Era il 18 agosto 2008 quando per la prima volta si misero al lavoro due terapisti. Dieci anni che meritano di essere festeggiati (appuntamento alle ore 10 in via Trivulzio 15 sabato 29 settembre per l'open day).

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Due lustri dunque in cui nei locali della palestra sono stati ricoverati circa 80 pazienti l'anno in cure intermedie della durata di 60-90 giorni. A questi si aggiungono i circa 60 ricoveri l'anno in modalità semiresidenziale e 520 pazienti che nell'arco dei 12 mesi frequentano il centro 1-2 volte per controlli e riparazione protesi. Altri numeri: solo nel 2017 sono stati compilati 520 modelli on line per la prescrizione protesi e ausili, per un totale di 2764 nel decennio con una minima percentuale al di fuori della palestra amputati.

Ma i numeri non possono dire tutto del valore di questa esperienza. Conviene allora riavvolgere il nastro e tornare per un momento agli anni 90.

La palestra è nata dall’esigenza di seguire con maggiore attenzione e competenza un aspetto della riabilitazione alloora poco conosciuto sia da parte dei fisiatri, sia da parte dei fisioterapisti:  il problema si poneva non in termini puramente riabilitativi ma in ragione della quasi totale incompetenza dell’aspetto tecnico ortopedico delle protesi.

"Fino agli anni 90 tutti noi di fronte al problema della protesizzazione inviavamo i pazienti al centro Inail  di Budrio", testimoniano gli operatori del Trivulzio, "ma il nostro problema rimaneva quello di dare speranza di una vita normale al paziente anziano amputato, una classe di età che a Budrio era un po' lasciata in secondo piano".

Così "nel 2007 abbiamo iniziato a raccogliere dati sull’affluenza degli amputati presso le nostre degenze riabilitative e ci siamo accorti che patologie vascolari e complicanze di diabete causavano una sempre crescente popolazione di anziani amputati". Un anno dopo ha aperto la palestra. Che h avuto ben presto "successo" anche grazie al lavoro di divulgazione presso i grandi ospedali di Milano e provincia  portato avanti in particolare dal dottor Pierluigi Rossi e dalla fisioterapista Mariagrazia Delmatti

Nel 2010 si è reso necessario integrare il personale con un terzo fisioterapista

Da circa tre anni poi il  centro ha acquisito una notevole evidenza in ambito regionale: hanno iniziato ad affluire molti pazienti in giovane età , vittime di incidenti stradali, molti giovani hanno lasciato il centro di Budrio per venire al Trivulzio. Oggi ci sono pazienti che ci giungono a Milano anche da fuori regione: Piemonte, Toscana, Veneto, Basilicata e Campania. Anche perché la palestra  è dotata dei più importanti strumenti di diagnostica e collabora da tempo (circa quattro anni) con il vulnologo del calibro di Guido Collodo che affianca la struttura  nel progetto per la cura delle lesioni del piede diabetico e la medicazione e cura delle ferite chirurgiche a lenta cicatrizzazione.

 

14 Settembre 2018 - No Comments!

Gli Amici del Trivulzio a Merate. Ecco come è andata

Lo scorso 8 settembre è stata giornata ricca di eventi, emozioni e ricordi in quel di Merate e Montevecchia, dove il Pio Albergo Trivulzio ha voluto festeggiare tre grandi anniversari: a chiusura delle celebrazioni per i 250 anni dalla morte del Principe Trivulzio, sono stati infatti ricordati sia i 50 anni dalla nascita dell’Istituto Frisia, voluto dal benefattore Filippo Frisia sia i 300 anni dalla nascita di Maria Gaetana Agnesi, grande matematica ma anche benefattrice e soprattutto prima direttrice del Pio Luogo Trivulzio a fine Settecento.

Trivulzio, Agnesi e Frisia sono così accomunati da quell’unico filone filantropico, che caratterizza l’animus generoso del lombardo, sempre pronto all’accoglienza e all’aiuto delle persone bisognose e che ha trovato terreno fecondo a Merate dove nel 1968 è sorta grazie al benefattore Filippo Frisia una casa per l’assistenza ad anziani, invalidi e inabili.

Durante la mattina, a Merate, dopo il saluto del direttore generale del Trivulzio, dottor Claudio Sileo, si sono succedute le autorità locali (ricordiamo, fra gli altri, il sindaco di Merate Andrea Massironi, l’assessore alla cultura Federica Gargantini, il direttore generale dell’ATS Monza e Brianza Massimo Giupponi), e quelle regionali, con l’assessore alle politiche sociali Stefano Bolognini, che hanno presentato il ruolo e l’importanza dell’Istituto Frisia sul territorio, nonché la storia e la lungimiranza che questo luogo ha avuto nel cogliere i bisogni degli ospiti e nel rispondere in modo concreto ed adeguato all’evolversi delle esigenze della popolazione anziana.

L’assessore Bolognini ha ringraziato tutti quanti al Trivulzio e al Frisia prestano servizio e assistenza in modo esemplare a chi ne ha bisogno, ricordando altresì il ruolo di Amici del Trivulzio, per l’occasione rappresentata dal presidente Marco Zanobio.

La mattina si è conclusa con l’intervento dell’avv. Alberto Frisia, uno dei figli del filantropo Filippo Frisia, che ha ricordato la figura paterna e ha ripercorso – insieme al fratello Francesco – le origini dell’Istituto, anche attraverso aneddoti e curiosità sulla vita familiare.

L’evento è stato accompagnato da brani musicali suonati dalla storica Banda dei Martinitt, che ha percorso le vie della città fino alla casa comunale, dove dopo i discorsi è stata inaugurata una mostra iconografica, che racconta la storia della Famiglia Trivulzio, del Pio Albergo Trivulzio, di Maria Gaetana Agnesi, della Famiglia Frisia e dell’Istituto, nonché di Amici del Trivulzio e dei suoi progetti.

Il Presidente di Amici del Trivulzio ha avuto modo di ripercorrere insieme ad Alberto e Francesco Frisia e ad alcuni aneddoti raccontati con affetto sulla figura  paterna, la nascita dell’Istituto, dall’inaugurazione alla presenza del senatore Giovanni Spagnolli (ministro nei governi Moro e Leone, nonché Presidente del Senato) ai primi anni di vita dell’Istituto sotto la guida del primo direttore sanitario, dott. Enrico Bareggi (scomparso tre anni or sono; era presente però alla cerimonia, la figlia Maria Luisa). In vista della giornata dedicata al Frisia, Marco Zanobio ha avuto modo di acquisire notizie sull’Istituto sia dal dott. Sergio Ghidinelli sia dal dott. Elia Messa, che sono stati direttori sanitari e che ancora oggi ricordano con emozione l’opera prestata al Frisia.

Il Presidente di Amici del Trivulzio ha colto infine l’occasione per presentare all’Amministrazione Comunale di Merate il progetto Digital Trivulzio, già attivo all’interno del Pio Albergo Trivulzio, con la realizzazione di un’aula digitale dove tenere corsi di informatica per gli anziani, aprendo così la possibilità di replicare l’iniziativa anche nel Comune di Merate, coinvolgendo le associazioni e gli istituti scolastici locali, in modo da avvicinare la popolazione anziana ai nuovi strumenti informatici, in un più ampio progetto di alternanza scuola-lavoro.

La mattina è trascorsa velocemente, prima di trasferirsi presso l’Istituto Frisia, dove la Banda dei Martinitt ha allietato gli anziani ospiti con un concerto nel grande parco dell’Istituto, che ha visto l’attiva partecipazione di alcuni anziani, che hanno accompagnato - sotto la guida degli animatori - con il proprio canto la performance musicale. Gli ospiti, emozionati dalla presenza della Banda, hanno ringraziato per l’affetto dimostrato da tutti, auspicando che presto possa essere replicato un nuovo evento musicale. Il direttore generale dott Sileo, unitamente all’assessore regionale Bolognini e all’assessore Gargantini hanno voluto ricordare la figura di Filippo Frisia e rinnovare il grazie agli eredi del grande filantropo, che sono stati presenti insieme ai propri nipoti e bis-nipoti, che per la prima volta sono entrati nei palazzi, realizzati dal proprio avo in omaggio ai propri genitori Giuseppina e Costantino ed alla sorella Anita.

Il pomeriggio si è concluso a Montevecchia, dove nella piazza su cui si affaccia l’avita casa di Maria Gaetana Agnesi, si è tenuto un concerto della Banda dei Martinitt, con un repertorio vario di trasposizioni per banda do grandi classici, sotto la guida del Maestro Michele Fioroni. Dopo l’apertura con l’Inno di Mameli, si sono susseguiti brani di Monteverdi, di Handel, di Beethoven e di Vivaldi. Il prossimo concerto sarà nella storica Casa Verdi, la più grande opera mai realizzata, come disse il grande compositore, a Milano il 13 settembre.

A chiusura della giornata, la visita del palazzo Agnesi, oggi dimora privata, dove la matematica Maria Gaetana Agnesi ha vissuto e dove ancora oggi si possono ammirare alcuni antichi arredi, oltre ai luoghi ed alla camera dove era solita dormire e il grandioso giardino, proprio a ridosso del santuario dedicato a san Giovanni Battista, sul culmine di Montevecchia, a dominio dell’intera zona.

10 Settembre 2018 - No Comments!

Nonni e bambini: incontri 4.0 al Trivulzio

Un campus per ragazzini dai 5 ai 10 anni, all’interno di un centro per anziani. A pochi passi dal centro di Milano. La settimana prima dell’inizio della scuola. Un campus che dedica un’intera mattina ai digital games. A cui partecipano anche una decina di nonni over 70. Insomma un incontro generazionale 4.0. Un bel progetto difficile da realizzare, si potrebbe pensare. E invece più che un progetto questa è la cronaca di una giornata, quella dello scorso 3 settembre, a suo modo unica. Perché quel "bel progetto" è diventato realtà.

Quel lunedì infatti il Pio Albergo Trivulzio, proprio nel quadro del campus estivo riservato ai figli dei dipendenti, a Milano ha ospitato il dojo di CoderDojo Arese nella grande sala di una delle sue Rsa, il “Bezzi 1”. I CoderDojo sono club gratuiti il cui obiettivo è l’insegnamento della programmazione informatica ai più piccoli (chi volesse maggiori dettagli può cliccare qui). L’appuntamento milanese è stato realizzato con il supporto di Informatici senza frontiere Lombardia.

Ma soprattutto con una squadra di special guest inattesi: una decina di nonni del Trivulzio (inseriti nel progetto Digital Trivulzio promosso dagli Amici del Trivulzio) e tre ragazzi dei Martinitt. Gli stessi Amici del Trivulzio hanno messo a disposizione dell’iniziativa una quartina di pc portatili con cui giovani e meno giovani si sono cimentati nell’ideazione e nella programmazione dei giochi digitali. «Si è trattava naturalmente di operazioni piuttosto semplici:  è stato un modo per favorire l’incontro fra generazioni così lontane, che credo abbia giovato a tutti», fa notare il presidente degli Amici, Marco Zanobio.  Pur non nascondendo qualche difficoltà («alcuni anziani hanno fatto fatica a sopportare la rumorosità dei ragazzi»), Zanobio è pronto a rilanciare: «Credo che questo sia stata un primo esperimento che ha fatto bene a tutti e che potrà senz'altro essere replicato».

3 Settembre 2018 - No Comments!

Arriva a Merate la mostra sui 250 anni del Trivulzio

Sabato 8 settembre appuntamento a Merate, in provincia di Lecco, presso il Municipio (piazza degli Eroi 3). Si inaugura, infatti, alle 10.45 la mostra fotografica "250 anni di Trivulzio. Dall'Eredità del '700 al Welfare del Futuro". L'esposizione sarà l'ultima iniziativa del calendario delle celebrazioni per i 250 anni dalla morte del filantropico Principe Antonio Tolomeo Trivulzio, fondatore degli Istituti Milanesi Martinitt e Stelline e Pio Albergo, e sarà l'occasione per festeggiare anche i primi 50 anni dell'Istituto Giuseppina e Costantino Frisia di Merate.

Il progetto culturale ripercorre la storia dei due importanti Istituti – lo storico Pio Albergo Trivulzio di Milano e la Casa di Riposo Frisia, costola del Pio Albergo Trivulzio, e importante lascito della Famiglia Frisia a Merate. La rassegna, curata da Paolo Biscottini docente e direttore emerito del Museo Diocesano (qui l'intervista rilasciata al nostro sito), si terrà nell’atrio dell’Auditorium comunale e sarà visitabile sino al 6 ottobre.

I visitatori avranno l'opportunità di conoscere le tappe principali, i luoghi e le persone che hanno fatto la storia di ieri e di oggi del Pio Albergo Trivulzio. In questo percorso non potevano certo mancare gli Amici del Trivulzio a cui è stato dedicato uno specifico pannello della mostra.

In coda all'evento infine nel pomeriggio dell’8 settembre ci sarà inoltre un concerto della Banda de I Martinitt nella splendida cornice di Montevecchia

 

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27 Luglio 2018 - No Comments!

Digital Trivulzio: iscrizioni aperte per l’edizione settembre-dicembre 2018

Riprenderanno a settembre i Corsi Digital Trivulzio presso Aula Digital del Pio Albergo: le lezioni sono aperte sia sia agli ospiti delle RSA del PAT sia per gli esperti over 65 e le badanti.
Al momento è confermato, come negli anni precedenti, il giovedì come giornata di lezioni (curate dagli esperti di Informatici Senza Frontiere) al mattino per i gli 65 e le badanti, mentre il pomeriggio è riservato agli interni.
In base al numero degli iscritti l'organizzazione è disponibile ad aggiungere altre giornate di lezioni durante la settimana.
Queste le modalità di iscrizione e i recapiti per chiedere informazioni:
  • chiamando lo 02.4029664 oppure il 340.4661880 a cui risponde Elena Capri, responsabile della segreteria degli Amici del Trivulzio
  • scrivendo a info@amicideltrivulzio.it
  • presentandosi all' Open day del 13 Settembre dalle ore 10.00 alle ore 13.00 presso Aula Digital del Pio Albergo Trivulzio
Il primo giorno di lezioni è stato fissato:
  • per gli ospiti il giorno 13 Settembre dalle ore 13.30 fino alle ore 16.30 e
  • per gli esterni over 65 e le badanti il giorno 20 Settembre dalle ore 9.00 alle ore 13.00.
Qui le 3 locandine del Corso che troverete nei siti Eureka!, CuraMI, WeMi e saranno esposte e distribuite presso gli uffici comunali di Zona 7
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25 Luglio 2018 - No Comments!

La nostra Rsa raccontata da dentro: nasce il Giornale del Fornari

Non sarà il Corriere dalla Sera, ma nelle corsie del Fornari, una delle Rsa del Pio Albergo Trivulzio, l’attesa per l’uscita del secondo numero del Giornale del Fornari è molto alta. Del resto non poteva essere altrimenti considerato il successo dell’esordio: il primo numero uscito a luglio, stampato in un’ottantina di copie, è infatti andato letteralmente a ruba. E se la domanda supera l’offerta significa che il prodotto tira. Elementare Watson.

La free-press progettata all’interno della residenza per anziani che ospita 125 persone, è nata grazie a una fortunata triangolazione fra il Comitato Amici del Trivulzio, l’equipe socio-assistenziale della Rsa e l’intraprendenza di alcuni ospiti. Sotto l’egida dell’amministrazione del Trivulzio, naturalmente. “È così”, conferma la terapista occupazionale Silvia Zuccolin, che insieme all’educatrice Loretta Turri veste i panni del “direttore” del Giornale. “Una delle leve decisive”, continua, “è stato il corso Digital Trivulzio promosso dagli Amici che, oltre a mettere a disposizione le due postazioni digitali della redazione, hanno trasferito agli ospiti le competenze necessarie per mettersi davanti alla tastiera”. Ma come sa ogni buon direttore di giornale il successo o meno di una testata dipende in larga misura da chi si occupa della cucina delle pagine (nella fattispecie, otto per questa prima uscita). A raccogliere l’onere e l’onore è stato Francesco, un arzillo ultrasettantenne, che da un mese a questa parte trascrive in pagina i contributi che gli arrivano via mail dai collaboratori. Se Silvia e Loretta sono i direttori, lui di fatto è il caporedattore del Giornale del Fornari.

Alla base della filiera produttiva poi ci sono i redattori e i collaboratori. Una platea che rappresenta l’intera popolazione della Rsa: terapisti, ospiti, èquipe di assistenza, volontari, familiari, medici. Non a caso la parola che ricorre maggiormente nelle riflessioni dei due direttori è “comunità”. “Questo esperimento nasce proprio con l’idea di raccontare da dentro il vissuto, le opinioni, gli interessi della nostra comunità. Di chi fra queste mura passa l’intera giornata o comunque gran parte di essa”, spiega Silvia. Aggiunge Loretta: “Il senso è quello di rendere visibili e dare riconoscibilità a persone che spesso non riescono neppure ad alzarsi dal letto e a chi si prende cura di loro. Qui dentro c’è una comunità di persone che ha bisogno di rendersi visibile, che ha bisogno di uscire da queste stanze, magari non con le proprie gambe, ma almeno con i propri racconti, storie, sensazioni e sentimenti: il giornale assolve a questa funzione”. E, a giudicare dall’impatto del primo numero uscito a luglio (la testata viene distribuita all’interno del Fornari), l’obiettivo è stato centrato in pieno.

A firmare il primo editoriale della storia del Giornale del Fornari è stata la dottoressa Monica Gandelli, che ha concluso il suo intervento richiamando un vecchio adagio: “Da soli si cammina più veloce, ma insieme si va più lontano. Buon viaggio a tutti!”. Mentre a siglare il primo articolo di vita vissuta all’interno della Rsa, è stata la redattrice Cristina che dopo aver raccontato i primi difficili giorni in Rsa, conclude il suo pezzo con una svolta a 180 gradi: “Se mi avessero detto che era bello vivere in una Rsa non ci avrei creduto, ma adesso lo consiglierei perché c’è tanta umanità verso tutti”. La creatività del Fornari invece emerge dall’articolo firmato da un’altra redattrice: Sonia. Che attacca così il suo contributo: “Eccoci al Fornari!!! Con le amiche e gli amici sempre pronti ad impegnarsi in qualche attività creativa”. Infine Remo e Francesco curano le due rubriche fisse: l’Angolo della Poesia e l’Angolo delle Curiosità. Insomma otto pagine dense di vita e speranza. Tutte da leggere. Intanto però fervono i preparativi per la seconda uscita.

Silvia, Francesco e Loretta stanno già organizzando i contributi che saranno pubblicati sul numero di agosto. “È davvero sorprendente come il giornale abbia attivato tutti i nostri redattori, stanno arrivando un sacco di pezzi, saremo costretti ad aumentare la foliazione”, sorride Silvia. “Il giornale ha acceso il senso di appartenenza, oggi ci sentiamo davvero come una grande famiglia”, chiosa Loretta.

Una grande famiglia che si è messa nero su bianco.


In foto: Silvia, Loretta (di spalle) e Francesco

8 Luglio 2018 - No Comments!

Digital Trivulzio: chiusa l’edizione 17/18, si riparte a settembre (con tante novità)

Si ricomincia a settembre in versione large. Sulla base del successo che il progetto Digital Trivulzio ha fatto registrare nel 2017/2018, l’anno prossimo metteremo una marcia in  più, partendo da un punto fermo: i venti posti a disposizione degli ospiti interni al Pio Albergo e di due corsi (primo livello e livello avanzato per gli esterni over 65: nell’edizione appena chiusa hanno partecipato 31 persone). A cui si aggiungeranno alcune novità: un corso per badanti, un corso per la formazione del personale PAT e probabilmente un corso per Martinitt/Stelline (i corsi saranno distribuiti nel tempo). Il tutto sempre in collaborazione con Informatici Senza Frontiere.

Come ci si iscrive? Per gli interni l’iscrizione avviene tramite i servizi di terapia occupazionale ed è gratuita. Per gli esterni invece si passa tramite la segreteria di Amici del Trivulzio. Il costo è di circa 150/160 euro, per circa 20 ore di corso. I corsi saranno strutturati con una parte teorica, ma soprattutto con lezioni pratiche. Nella versione il progetto inoltre prevederà  una “caccia al tesoro interattiva” per le vie di Milano, con lo scopo di portare gli ospiti anziani a rivedere la città. L’idea è poi quella di costruire dei puzzle cercando i vari pezzi in internet. Probabilmente siterrà anche una giornata Digital con i ragazzi del campus Trivulzio all’interno della Rsa Bezzi nella prima settimana di settembre. Insomma le idee sono tante e il progetto cresce sia dal punto di vista della partecipazione, sia da quello della qualità dell’offerta.

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Intanto lo scorso 5 luglio oltre 20 partecipanti della scorsa edizione (gli “interni” sono stati presenti al gran completo) hanno riempito l’aula all’interno del Trivulzio per ritirare i diplomi e fare un bilancio di fine anno con, fra gli altri,  il direttore generale del Pat Claudio Sileo, il presidente degli Amici Marco Zanobio, il past president degli Amici Luigi Ferrari e il responsabile di Informatici Senza Frontiere Lombardia Pierlorenzo Castrovinci.


Nella foto di apertura la signora Flavia mostra il suo diploma appena consegnatole da Marco Zanobio e (in secondo piano) Pierlorenzo Castrovinci

27 Giugno 2018 - No Comments!

Lella Costa: Il Trivulzio? Un simbolo della rinascita di Milano

Nelle vesti di banditore d’asta non si era mai espressa nella sua carriera. Eppure il talento di Lella Costa è emerso anche in questo ruolo inedito messo in scena lo scorso 14 giugno in occasione della charity dinner a favore dei progetti degli Amici del Trivulzio.

Un sopralluogo qualche giorno prima e una rapida analisi degli oggetti in palio e la Costa, da attrice navigata, era pronta a salire sul palchetto allestito nella bellissima piazzetta Schuster all’interno del Pio Albergo Trivulzio. “Ho provato di essere il più leggera possibile, cercando di evitare l’effetto noia mortale, un rischio reale in occasioni come queste:  diciamo che qualche tecnica di cabaret mi è servita”.

Per esempio quando ha chiamato sul palco lo chef della serata, Davide Oldani, invitandolo a mettere all’asta anche la divisa che vestiva in quel momento: un coupe de theatre riuscito, (con il presidente degli Amici del Trivulzio, Marco Zanobio nei panni del  valletto, vedi foto), vista la reazione del pubblico e di Oldani stesso.

 

L’avevate preparato prima?
Assolutamente no. È un siparietto che ho improvvisato al momento e Oldani è stato bravissimo a venirmi dietro. Mi è sembrato davvero un bel tipo, civettone al punto giusto (sorride).

Quali sono i pezzi che hanno “tirato” di più?
Forse il quando che si è aggiudicato Luigi Ferrari, presidente onorario degli Amici, e un vaso inglese del 1920.

Che impressione le ha fatto entrare alla Baggina?
Una impressione eccezionale, davvero. Ci ero forse stata un’altra volta, diversi anni fa, ma ora è tutto cambiato. Mi ha dato l’idea di un posto vivace, dove succedono delle cose, un posto vivo. E credo che un grande merito vada alle attività promosse proprio dagli Amici del Trivulzio che consentono uno scambio continuo fra dentro e fuori. Penso per esempio al progetto Digital. Poi quello è un luogo storico di Milano, la cui parabola è emblematica.

In che senso?
Fino a pochi anni fa l’associazione Trivulzio-tangenti era quasi automatica. Oggi non è più così. Il Pio Albergo è cambiato tantissimo: è sinonimo di attenzione verso gli anziani e di innovazione. Ed è la stessa traiettoria seguita dalla città che oggi ha il coraggio di mettere in campo progetti di integrazione, penso ai migranti, ma non solo, assolutamente fuori dall’ordinario rispetto al resto del Paese che invece si mette sulle barricate. Io credo che il Trivulzio e gli Amici del Trivulzio nel loro piccolo (che tanto piccolo poi non è) stiano parte integrante di una città che sta ritrovando il ruolo di capitale morale del Paese. Una città che ci rende fieri di essere milanesi. Una città che mi dà anche la possibilità di riempire di senso la mia predisposizione al sociale, che mi ha sempre accompagnato fin dalle prime esperienze politiche degli anni della mia formazione.

16 Giugno 2018 - No Comments!

Parla chef Oldani: un piacere cucinare per gli Amici del Trivulzio

Dal governatore Attilio Fontana alla vice sindaco Anna Scavuzzo, dall'assessore regionale al Welfare Giulio Gallera al suo omologo a Palazzo Marino, Pierfrancesco Majorino. E ancora i sindaci storici di Milano: Gabriele Albertini, Piero Borghini, Marco Formentini, Paolo Pillitteri. Insomma fra i 240 invitati alla charity dinner a sostegno dei progetti degli Amici del Trivulzio c’era una bella fetta della storia e del presente di Milano.  Gli invitati hanno anche partecipato a un'asta (magistralmente condotta da Lella Costa) in cui sono stati battuti diversi premi, come la maglia autografata del calciatore dell'Inter Mauro Icardi, due bottiglie magnum di Barolo e una visita esclusiva al Teatro alla Scala.

“Se negli anni passati Milano e il Trivulzio si sono forse allontanati l'una dall'altro, noi desideriamo ricreare quel legame” ha detto Marco Zanobio, presidente degli Amici, “Questa sera abbiamo voluto raccontare ai milanesi l'importanza delle nostre iniziative e la validità della nostra missione. Insieme si possono fare tante belle cose e crediamo che, dopo questa sera, Milano saprà continuare in quell'opera di fare bene e fare del bene, per stare vicino ogni giorno ai propri anziani”. “Non ci fermiamo qui”ha aggiunto Claudio Sileo, direttore generale del  Pio Albergo Trivulzio, “Il Trivulzio è entrato nella storia soprattutto perla sua tensione costante alla sperimentazione e all'innovazione”. A proposito di innovazione, fra le attrazioni principali della serata va sicuramente annoverato Davide Oldani lo chef stellato, che ha curato il menu. Lo abbiamo avvicinato, rubandogli qualche minuti fra un piatto e l’altro: "Un'intervista per gli Amici del Trivulzio? Certo per me è un piacere dare una mano a progetti del genere"

Come si scegli un menu per una charity dinner come questa?
Cena solidale o cena normale per me non ci sono grandi differenze. In entrambi i casi ci metto la medesima passione, che è la passione per il mio lavoro. I criteri sono quelli della stagionalità dei prodotti, che in questo caso sono stati forniti da Coop Lombardia che è sponsor della serata. Mi hanno portato i prodotti di stagione che avevo richiesto. Detto questo quando si costruisce un menu occorre tenere ben presente l’armonia. La stessa armonia che bisogna avere nella vita. Più uno è armonico, più riesce a vivere meglio, più riesce a relazionarsi con gli altri. Allo stesso modo: il menu più è armonico, meno è ripetitivo e meglio fa al fisico.

La sua cucina è associata al concetto di eticità. Cosa si intende nel concreto per “cucina etica”?
Significa avere il rispetto delle stagione. La base è questa. Un principio che ho ereditato dalla mia famiglia. In particolare da mia mamma. L’etica riferita al cibo in poche paro le vuol dire, per fare un esempio, usare il pomodoro in questa stagione perché è buono e costa meno. Ogni ingrediente merita rispetto, anche perché in questo modo si rispettano gli ospiti della cena.

Quella degli Amici è una cena dedicata agli anziani. Che rapporto ha lei col passare del tempo?
Io ormai ho quasi 51 anni. Mi madre che è una saggia donna di 87 anni dice: “L’uomo propone, Dio dispone”. Dopo i 50 anni ho incominciato a sentire mancare le energie che avevo prima. E ho iniziato a pensare a quale sarà la mia vita nei prossimi anni. Non sono spaventato, ma ci ragiono. E più ci ragiono, maggiore è il rispetto che ho verso gli anziani e le loro debolezze.

Le Rsa e gli ospedali sono luoghi dove, almeno nell’immaginario collettivo, la buona cucina non viene al primo posto: è per forza così o si può anche mangiar bene in contesti come questo?
Servono due ingredienti. La qualità dei prodotti, e per quello che ho visto mi pare che ci siamo, e poi l’entusiasmo. Stasera ho avuto modo di conoscere la donna chef che gestisce la cucina del Trivulzio e i ragazzi che lavorano con lei. Mi pare abbiano un’adrenalina bestiale. Mi sembrano persone che sanno come vivere bene la giornata, cucinando. E questo entusiasmo naturalmente si trasferisce anche nei piatti che propongono. In un contesto, bisogna dirlo, molto impegnativo non solo per l’età degli ospiti, ma anche per il loro numero.


In foto: Maurizio Carrara (presidente del consiglio di indirizzo del Pio Albergo Trivulzio), Claudio Sileo (direttore generale del Pio Alberto Trivulzio), chef Davide Oldani e Marco Zanobio (presidente degli Amici del Trivulzio)