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30 marzo 2018 - No Comments!

Miracoli digitali al Trivulzio

Il primo ad arrivate è Cesare. Di cognome si chiama Verdoia, ha 74 anni e vive a poche centinaia di metri dal Pio Albergo Trivulzio in direzione centro. Una decina di minuti a piedi ed eccolo al PAT. Entra e si dirige verso gli uffici del comitato degli Amici del Trivulzio. È giovedì mattina e oggi c’è lezione. Lezione di informatica, per la precisione. Cosa c’entri l’informatica col Pio Albergo, lo spiega Pierlorenzo Castrovinci, coordinatore regionale per la Lombardia di Informatici Senza Frontiere, l’associazione che insieme agli Amici ha ideato e gestisce il progetto “Digital Trivulzio”, un’iniziativa ad alto tasso innovativo, giunta alla seconda edizione, nell’ambito del macro-progetto “Trivulzio: un Luogo di Vita”.

«Il progetto prevede la realizzazione di opere strutturali, culturali e formative tali da permettere progressivamente l’utilizzo di Internet a tutti gli ospiti del Trivulzio, ai parenti e ai visitatori, inclusi gli anziani del quartiere come nel caso di Cesare», spiega Castrovinci, «Obiettivo: migliorare le possibilità di partecipazione alla vita attiva, favorendo lo scambio intergenerazionale, creando occasioni di incontro con la cittadinanza ed eliminando il digital divide attualmente diffuso fra gli anziani presenti nella struttura».

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Il percorso è stato avviato nel giugno del 2016 ed è strutturato in 9 step. «Oggi siamo arrivati allo scalino numero 4, l’avvio dei corsi di alfabetizzazione informatica, grazie alla donazione di 20 computer da parte di Unicredit Foundation e alla realizzazione a cura del Servizio Tecnico del Trivulzio di un’aula informatica accessibile a carrozzine per anziani… interna al PAT e posizionata proprio a fianco dell’ufficio degli Amici», aggiunge l’esperto di Informatici Senza Frontiere.

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I corsi si sviluppano su due livelli, base ed avanzato, a cui, come detto, possono aderire sia gli ospiti del Trivulzio sia gli anziani della zona. Il giovedì mattina dalle 10 è in programma la lezione (il ciclo ne prevede 16 da un’ora e mezza) per gli esterni. «Facevo l’ortopedico e sono in pensione da un paio d’anni, ma sono molto interessato a tenermi aggiornato anche sulle nuove tecnologie», spiega Cesare, «così quando un mio amico che lavorava all’IBM mi ha segnalato “Digital Trivulzio” mi sono iscritto. E devo dire che ho fatto proprio bene». Ogni partecipante esterno versa 10 euro a lezione (per informazioni e iscrizioni contattare Elena Capri - in foto qui in basso- a questi numeri 02 402 9664 oppure 340-4661880). L’intero ammontare degli introiti viene destinato alle attività non profit degli Amici del Trivulzio e di Informatici Senza Frontiere.

 

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«In particolare», interviene ancora Cesare, «mi interessa conoscere i sistemi di archiviazione on line, specie per le foto e a utilizzare come si deve l’home banking. Applicazioni come Facebook e Whatsapp invece per me non sono essenziali». Nel frattempo ci ha raggiunto anche Silvano Ciceri. Lui ha qualche anno in meno di Cesare, 71, e abita sempre nel quartiere, ma un po’ più in periferia: «Sono anch’io in pensione, lavoravo in amministrazione in un’azienda elettronica, ho conosciuto questo corso grazie a WeMi e anche per me è fondamentale impratichirmi con i servizi bancari on line».

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Ma Digital Trivulzio non è solo un luogo di formazione, è anche un ponte fra il dentro e il fuori del Trivulzio e uno spazio di socializzazione per gli abitanti over 60 della zona. «In effetti», raccontano Cesare e Silvano, «prima di incontrarci qui al Trivulzio non ci conoscevamo, oggi invece questo è diventato quasi un appuntamento per passare qualche ora con nuovi amici e con le ragazze». Le ragazze? «Sì, proprio così le “ragazze”,», conferma Cesare, «sono le nostre compagne di corso e sono in maggioranza: sei. Noi maschietti invece siamo in quattro. Per le nonne sapere usare telefonini, tablet e computer è fondamentale soprattutto nel rapporto coi i nipotini». E i nonni? «Sì, sì, è importante anche per noi, ma loro passano più tempo coi bambini», sorride Cesare.

Finita la chiacchierata è ora di iniziare la lezione. Castrovinci e la sua collega Monica Affer sono pronti (in tutto sono 11 gli insegnanti/volontari che si alternano sul progetto). La tutor anche. Oggi si incomincia da photoshop e dal trattamento delle foto digitali. «Quindi se imparo come si fa, mi posso fare più bella?», interviene una delle ragazze. «Certo!», rispondono i formatori. Miracoli digitali al Trivulzio.

Nella foto di apertura : Gli studenti Silvano Ciceri (a sx)  e Cesare Verdoia (a dx) con al centro l'insegnante Pierlorenzo Castrovinci

19 ottobre 2017 - No Comments!

Piera Bonelli

Nata a Milano  nel 1954, Piera Bonelli è tra i soci fondatori degli Amici del Trivulzio Onlus. È laureata in Scienze Biologiche e ha insegnato nelle scuole medie inferiori pubbliche e parificate. Il suo coinvolgimento negli Amici del Trivulzio nasce da una profonda motivazione personale.

“Mio marito è stato ricoverato al Pio Albergo Trivulzio nella primavera del 2005”, racconta Piera. “Qualche mese prima aveva subito un arresto cardiaco a seguito di una fibrillazione ventricolare ce aveva causato una mancanza di ossigeno al cervello per ben 45 minuti. L’esito fu devastante. Malgrado sei mesi trascorsi in riabilitazione in Provincia di Lecco, il suo stato non permetteva un rientro a casa. Non parlava più, non si muoveva e non poteva nutrirsi se non artificialmente”

Il marito di Piera viene accolto così dal Pio Albergo Trivulzio, inizialmente in un reparto di riabilitazione e successivamente all’interno dell’RSA.

“È così che è iniziata la nostra esperienza con il Trivulzio. Nel 2009 la Regione Lombardia ha creato i Centri per i pazienti in stato vegetativo e di minima coscienza, e mio marito è stato il primo ospite del Trivulzio a farne parte. Nel 2013 il reparto è stato trasferito nella nuova struttura di Viale Bezzi.  Il Trivulzio è stato per lui e per noi che gli siamo stati accanto un po’ come la nostra casa. La sua camera era accogliente, con quadri e fotografie alle pareti. E fiori, proprio come nel soggiorno della nostra casa. Ogni giorno venivano a trovarci degli amici, magari per una merenda. E tutto questo è stato possibile grazie all’ambiente sereno che circondava, nel reparto e nei saloni della struttura”.

Per Piera il Trivulzio non è stato solo un luogo di cura, ma “un luogo dove condividere con la famiglia il tempo, i momento di dolore ma anche di gioia, sempre in tranquillità perché sapevamo di essere in buone mani”.

“Il personale, dai medici agli infermieri fino agli operatori, ci ha sempre curato con grande professionalità e umanità. E se dico questo è perché dove c’era una cura per mio marito, di riflesso c’era una cura anche per me, che potevo andare via tranquilla ogni sera sapendo che non sarebbe mai stato trascurato”.

Quando è nato il Comitato Amici del Trivulzio, abbiamo chiesto a Piera di entrare a far parte della nostra associazione: “Mi sono sentita molto lusingata. Partecipando ai progetti degli Amici del Trivulzio e delle iniziative a sostegno delle attività dell’istituto, sento di poter dare un senso all’esperienza che ho vissuta a fianco di mio marito, trasformandola in qualcosa di positivo per chi è ricoverato in questa struttura”.